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La vita, definita
da P.Ricoeur "fragile sintesi tra la finitudine del corpo e
il desiderio di infinito dello spirito", rivela nella
malattia e nella morte la sua essenziale vacuità.
Nasce forte
l'esigenza di un senso ultimo e di un significato profondo, un anelito alla
trascendenza dalle umane spoglie che confermi una
connessione con la forza della vita che è anche soglia
transpersonale.
Scrivono Anne
e Daniel Meurois-Givaudan in “Cronaca di una disincarnazione: come aiutare chi ci lascia”:
"L'energia elettrica
che anima la lampadina, è forse la lampadina? ... E se
accettassimo di riconoscere una buona volta che il cervello
ed il corpo nel suo insieme ne sono soltanto gli
interpreti, proprio come i filamenti della lampadina sono
al servizio dell'energia che li percorre? Farebbe tanto
male al nostro orgoglio? Ormai è ora di imparare come
comportarci in presenza di un corpo "senza vita",
diversamente dai soliti sguardi di costernazione, paura o
incomprensione: l'istante della morte è il momento di un
sacro scambio, davanti al quale dobbiamo smettere di
fuggire...". (Meurois-Givaudan, p. 105, Edizioni AMRITA)
La domanda a questo
punto è come si può riuscire a fruire del sacro scambio?!
P. L. Lattuada suggerisce di "sviluppare la capacità di
trascendere ripetutamente la realtà duale mediante
esperienze unitarie mediate dalla coscienza olistica per
rendere agevole l'accesso costante alla dimensione del
flusso interconnesso e alle conseguenti elaborazioni
cognitive che ne derivano". Per compiere queste
pratiche è necessario aderire ad alcuni Presupposti di
base:
"Esistono
diversi stati di coscienza, ognuno dei quali è
espressione del livello di coscienza che sta
attuando in quello specifico campo individuale
preso in considerazione". "Esistono, oltre
all'energia fisica che introduciamo nel nostro
corpomente con il cibo e il respiro, sorgenti
di energia non fisica alle quali è possibile
attingere". "La vita dell'individuo non
incomincia con la nascita e non finisce con la
morte, ma rappresenta un momento nella giornata
evolutiva della "coscienza universale". "Il
dolore e la malattia non sono semplicemente
nemici da combattere, ma alleati che contengono
in sè un potenziale creativo fonte di
insegnamento e di forza". "L'amore è la
sorgente della vita e dolore e malattia sono
prima di tutto conseguenze della nostra
incapacità di amare". (P.
L. Lattuada,
La
Biotransenergetica)
Scrivono
ancora Anne
e Daniel Meurois-Givaudan:
"...Passiamo
il nostro tempo a pulire uno specchio, un'immagine, e
quando lo specchio si rompe e siamo obbligati ad andare non
più dalla parte del riflesso ma verso noi stessi, è
evidente che tutto cambia!" (Cronaca di una
disincarnazione,
p.27)
La
disidentificazione dal proprio ego è essenziale per poter
passare oltre, per cambiare verso e lasciare morire il
riflesso. Ecco come i Meurois-Givaudan spiegano il concetto
di "corpi sottili" alla protagonista del loro libro,
Elisabeth, morente:
"...I nostri
corpi sottili, Elisabeth, sono un'immensa memoria: le
emozioni, i pensieri, sono come sacche più o meno
ermetiche, più o meno porose che vengono ammucchiate alla
rinfusa, e se non diamo un'occhiata di quando in quando, se
non ne svuotiamo il contenuto, finiscono col vivere e
svilupparsi dentro di noi, al nostro posto, e noi finiamo
con il non saper più chi siamo, giustappunto, nè dove
andiamo." (p.46)
Il momento
prima del trapasso è prezioso per poter rivedere vecchi
amici, per riconciliarsi con i nemici perdonando offese e
ferite. E' una fase in cui va rivissuta l'essenza delle
esperienze di vita, riconosciuta la comunanza con gli altri
nella semplicità dell'essere uomini e donne. Ognuno vivrà
questi momenti creandosi lo spazio adeguato, un tempo umano
necessario per raggiungere la pace interiore.
Regole per prevenire il cancro:
mangiare ogni giorno legumi e cereali integrali, mantenersi snelli e attivi.
No ai cibi calorici (specie se precotti) e alle bevande colorate. Si ai vegetali, verdura e frutta. Poca carne bianca, no carne rossa, no carne conservata (salame, prosciutto, wurstel). Poco alcool e bevande conservate, dieta con una grande varietà di cibi. Per le mamme: bisognerebbe allattare al seno i bimbi almeno per 6 mesi!
Per continuare
col libro di Anne
e Daniel Meurois-Givaudan, ecco cosa consigliano a
Elisabeth per prepararsi alla morte:
"Così, ogni
volta che formulerai con chiarezza un antico dolore, un
dolore contenuto già da molto tempo, una di queste sacche
di cui ti abbiamo parlato comincerà a svuotarsi da sè, a
sgonfiarsi. Le "forme-pensiero", possiamo chiamarle così, a
volte sono come ascessi, e bisogna aver il coraggio di
inciderle. Tutti hanno la possibilità di lavare a questo
modo il corpo della coscienza." (p. 46)
Ma cosa
possono fare i famigliari e le persone particolarmente
vicine a chi sta per andare nel mistero? "Si
desidera vivere come se la morte non esistesse; e quando poi deve venire, che
venga in modo rapido e subitaneo, come se non ci fosse”
(Kierkegaard). Riporto le parole
molto concrete di T. Terzani:
"Pensa, la morte tibetana,
che bella! C'e' il moribondo, tutti i parenti che
piangono e arriva il Lama che li caccia tutti a calci in
culo: "Fuori!". Poi
si rivolge a lui e bisbiglia: "Staccati, non restare
attaccato: vai, vai, ora
sei libero. Vai!". Questa e' cultura della morte. Noi
l'abbiamo persa: quando uno sta male a
casa chiamano l'ambulanza che lo porti in ospedale; quando
sta per morire
lo nascondono dietro le tendine. Paura della morte. Perchè?
Perchè si sa
di dover abbandonare tutto quello che conosciamo:niente è
più tuo, non
le tue case, non i tuoi figli, non il tuo nome. "Madonna
non sarò più
Tiziano Terzani!". Di questo non rimane niente, niente,
NIENTE.
Ma se ti avvicini prima, se impari a rinunciare ai
desideri, a distaccarti
da tutto... non perdi nulla, l'hai già perso, sei già morto
strada
facendo. Non morto, sei vissuto meglio." (TIZIANO
TERZANI)
Gli
accompagnatori, i care-giver possono avvicinarsi al morente
nei sogni visti come "ologrammi generati dalla coscienza in
cui si sposta il corpo sottile", e in mille altri modi
personali e transpersonali, come consigliano ancora i Meurois-Givaudan:
"Il primo fiore che deve
sbocciare in chi vuole guidare le anime è la
compassione, vedi... perchè il profumo che ne
emana impregna l'anima stessa, e fa sì che la
parola giusta nasca dal cuore, una parola
che non cercherà mai di convincere o di
inculcare una credenza. La compassione non
ha a che fare nè con la retorica nè con ipotesi
metafisiche o credenze religiose; apre
l'orecchio del cuore in colui che la riceve, e
rimane l'utensile primo della comunicazione fra
anima e corpo... perchè lo Spirito ne è il
motore.". (p. 51-52)
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