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Approccio olistico al sogno

Jung usa un metodo costruttivo nella lettura del sogno, vedendolo come fenomeno prospettico e in sviluppo. Mentre Freud ricorre al sistema dell’associazione libera – secondo cui ogni aspetto del sogno stimola un flusso di pensieri libero da qualsiasi schema o censura, e all’improvviso può sorgere l’intuizione che viene riconosciuta come il significato essenziale del sogno – Jung afferma che, seguendo solo questo metodo, si rischia di allontanarsi molto dal sogno e quindi, senza una guida esperta, di perderne il senso. Suggerisce quindi l’applicazione del metodo delle associazioni dirette, secondo le quali il sognatore lega ad una immagine del sogno una serie di idee che rimandano sempre all’immagine di origine.

L’amplificazione tende a  considerare il testo del sogno in maniera unitaria, nel tentativo di rintracciare una molteplicità di significati (inerenti alle immagini oniriche) tale da ridonare un senso complessivo al sogno nella sua totalità.

Di fronte alla complessità del sogno, che sfugge ai saperi scientifici, e alle innumerevoli interazioni che avvengono in esso rendendolo qualcosa di irriducibile, Jung propone quindi un approccio olistico, lo stesso che lo sperimentalismo riduzionista aveva programmaticamente relegato fuori del proprio dominio. Il messaggio del sogno è un’autodescrizione, o meglio un autoritratto che comunica su più livelli correlati alla prospettiva inconscia dalla quale il sogno ritrae la situazione psicologica in rapporto all’essere nel mondo del sognatore in quel momento, ed in rapporto alla realtà condivisa dalla comunità di appartenenza. Dal resto diurno fino al pensiero archetipico, tutto appare nel sogno sotto forma di immagini visive. Poiché l’essere umano comincia a pensare non razionalmente, ma per immagini, allora proprio la riduzione dell’esperienza all’immagine conferisce ad essa una drammaticità espressiva ed una evidenza di pensiero altrimenti impossibile.

L’immagine, più della parola, può avere significati multipli, perché rende possibili due meccanismi: la condensazione e lo spostamento. In questo modo una immagine può fondersi o sostituirsi ad un’altra, dando luogo al simbolo, che sulla base di connessioni profonde può rappresentare, al di là delle apparenze, qualche cosa di diverso. A differenza del segno, che indirettamente rimanda alla presenza di una realtà precisa e del segnale, che è un indice convenzionale ed esplicito. Sono inoltre caratteristiche del linguaggio onirico altre due modalità, tipiche del processo primario: assenza delle categorie temporo-spaziali e persistenza del principio di contraddizione, per cui possono accadere cose antitetiche ed opposte, senza che questo desti nel sognatore, stupore o incredulità. Quindi la struttura del linguaggio onirico è caratterizzata da spostamento, condensazione, simbolismo, assenza dei principi di continuità, contiguità e di non-contraddizione. Data una tale struttura del linguaggio onirico, i contenuti sono immagini che possono derivare dal passato, dagli archetipi, dalla creatività, e dalle immagini tratte da situazioni presenti: i “resti diurni”.

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Per sincronicità Jung intende una coincidenza significativa tra un evento psichico ed uno fisico in relazione acausale.

I fenomeni sincronistici avvengono quando vicende interne come sogni, visioni, presentimenti, trovano corrispondenza nella realtà dimostrandosi veri.

Jung classifica le coincidenze significative in tre categorie:

  1. Coincidenza di uno stato psichico dell'osservatore con un evento contemporaneo ed obiettivo che corrisponde allo stato o al contenuto psichico, senza che essi manifestino rapporti di causalità.
  2. Coincidenza di uno stato psichico con un evento esterno (più o meno contemporaneo) corrispondente, il quale si svolge al di fuori della sfera di percezione dell'osservatore, cioè distanziato nello spazio, e può essere verificato soltanto successivamente.
  3. Coincidenza di uno stato psichico con un evento corrispondente non ancora esistente, cioè distante nel tempo, e verificabile solo a posteriori.

Nel primo caso abbiamo un esempio di sincronismo, cioè di una semplice simultaneità di avvenimenti. Nel secondo e terzo caso si hanno eventi sincronistici, perchè essi non sono ancora presenti alla percezione dell'osservatore, ma anticipati nel tempo e verificati a posteriori.

Il concetto di tempo nel principio di sincronicità è fondamentale. Jung, nel Necrologio di Richard Wilhelm, sostiene:

"Mi pare infatti che il tempo, lungi dall'essere un'astrazione, sia invece un continuum concreto che possiede qualità o condizioni di base essenziali che si possono manifestare con relativa simultaneità in diversi luoghi, con un parallelismo che non si può spiegare a livello causale, come succede per esempio nei casi in cui si manifestino simultaneamente un identico pensiero, simbolo o stato psichico."

Se la causalità è il modo in cui noi colleghiamo due avvenimenti susseguenti, la sincronicità definisce il parallelismo temporale e significante degli eventi psichici e fisici.

Gli eventi paralleli non avendo un nesso di causalità hanno carattere casuale. L'unico legame riscontrabile tra loro è il senso che hanno in comune.

Nell'antichità gli uomini hanno sempre interpretato gli eventi come un numen (cenno degli dei).

In tutte le culture sopravvive la propensione al sapere magico, all'interpretazione sia di un volo di uccello, come delle viscere di un animale o della disposizione dei gambi di achillea.

Nulla di simile è stato mai ritenuto casuale, bensì predittivo, dato che permetteva di penetrare il senso del momento e di predire il futuro.

Nell'opera La sincronicità come principio di nessi acausali Jung parla della concezione cinese del Tao come una manifestazione del pensiero sincronistico.

I Cinesi, infatti, consideravano la realtà come una configurazione di oggetti casuale ma piena di senso e non il risultato di concatenazioni causali.

In Occidente un simile punto di vista si può riscontrare nel Medioevo con la dottrina della simpatia di tutte le cose e l'astrologia.

Anche Alberto Magno fu sostenitore di questa idea, affermando che la psiche ha la capacità (virtus) di cambiare le cose materiali esterne qualora si soffermi in una situazione emotiva particolare sorretta anche da una favorevole costellazione astrologica.

Solo Leibniz si avvicina notevolmente alla concezione di sincronicità di Jung.

Con l'armonia prestabilita Leibniz intendeva un sincronismo assoluto tra gli eventi psichici e fisici.

Secondo la sua teoria Dio era l'autore di tutte le cose, monade creatrice di tutte le monadi.

Leibniz paragonava l'anima e il corpo a due orologi sincronizzati che, sebbene non possono influenzarsi reciprocamente, si accordano perfettamente l'uno con l'altro. L'anima umana come la più semplice sostanza erano rappresentazioni dello stesso universo che entravano in apparente contatto causale in virtù dell'armonia prestabilita.

Vi è, comunque, una differenza fondamentale tra la teoria leibniziana e il principio di sincronicità di Jung: la sincronicità dell'armonia prestabilita segue le leggi fisse e generali, mentre gli eventi sincronistici della visione junghiana non possono essere predetti.

Questo è il problema di fondo della parapsicologia: nonostante un'immensa documentazione di fatti aneddotici, anche attendibili, l'imprevedibilità dei fenomeni sincronistici non permette di dedurre da essi un procedimento sistematico che aiuti a comprenderli meglio.

In questo campo studi approfonditi furono fatti da J.B. Rhine che per mezzo dei suoi esperimenti ESP (Extra-Sensory Perception) ha ampliato i fondamenti della parapsicologia.

Jung, tuttavia, constatò che i suoi risultati erano frutto di un interesse costantemente rinnovato, cioè di un'emozione che abbassava il livello di coscienza conferendo maggiore preponderanza all'inconscio. In questo modo spazio e tempo venivano relativizzati il che inibiva il processo causale.

La conseguenza era un atto creativo non più spiegabile in termini causali.

I metodi mantici tendono ad essere efficaci proprio a causa di questo rapporto con l'emotività: sfiorando una predisposizione inconscia si desta interesse, curiosità, attesa, speranza e timore e quindi la corrispondente prevalenza dell'inconscio.

Gli eventi sincronistici, perciò, sono collegati all'attivazione di un archetipo che, se intensamente stimolato, produce un esito positivo, mentre se si perde interesse dà solo risultati negativi. Un esempio è l'esperimento astrologico condotto da Jung e riportato nella sua opera sulla sincronicità.

Sia l'esperimento di Rhine che quello di Jung hanno infatti dimostrato che i numeri interi naturali sono legati in particolar modo al principio di sincronicità.

In Oriente come in Occidente si ricorre spesso all'uso di combinazioni numeriche per poter leggere in modo intuitivo una situazione nel suo insieme e cercare attraverso atti sincronistici (mediante dadi, estrazioni a sorte, gambi di achillea, lettura dei granuli, ecc.) l'opinione dell'inconscio.

Verso la fine della sua vita, Jung diede alla ricerca psicologica un nuovo impulso verso questa direzione, testimoniata da una frase che egli scrisse in una lettera a Pauli:

"Nell’inconscio c’è solo un osservatore che osserva un’infinità di oggetti"

...Il fenomeno del “Butterfly effect”

>>> Il fenomeno della centesima scimmia VAI A PAGINA 3

 

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