incrementare il dialogo con l'inconscio

Il Social Dreaming

Il Social Dreaming nasce in veste di modello operativo di lavoro di gruppo attraverso i sogni, le libere associazioni e le amplificazioni tematiche delle immagini che affiorano nella “matrix”, il contenitore predisposto alla loro co-emergenza.

Il metodo è stato teorizzato da W. Gordon Lawrence, il quale lo considera un “multi-verse”, dove i riferimenti spazio-temporali sono rivoluzionati dai luoghi eterni dei sogni, in una dialettica scandita dalle associazioni fulminee che i partecipanti lasciano “accadere” sulla scia delle immagini narrate. L’amplificazione tematica crea nuovi possibili “sensi”, che sono sia “sensi di marcia” e quindi direzioni nel percorso di scoperta, che sensi ermeneutici e quindi trasformazioni dei processi di pensiero.

La matrice di sogno sociale è uno strumento di conoscenza dell’ambiente di vita delle persone attraverso i loro sogni, attraverso i quali si dipanano storie che riguardano gli individui immersi in contesti che, anche quando sono fantastici, rivelano elementi essenziali della comunità di appartenenza. I sogni raccontati sono elementi di senso individuale condivisi in una collettività, pezzi di percezione che in-formano la realtà condivisa. La socializzazione di queste parti personali ridona un senso comunitario ai propri viaggi onirici, che vengono arricchiti dalle amplificazioni tematiche di tutta la matrice.

Il numero ottimale di partecipanti ad una seduta è da 20 a 35 persone sedute a spirale, a fiocco di neve o a cluster concentrici. Il conduttore viene chiamato “host”: colui che ospita, convoca la matrice, la quale,  a sua volta, ospita e convoca i sogni. Raccontare i sogni, associando liberamente su di essi ed amplificandoli è la finalità della matrice di Social Dreaming. Il fine può, però, variare conseguentemente alla specifica consegna che l’host verbalizza in apertura e che dipende essenzialmente dal suo atteggiamento teorico. La tecnica permette la conoscenza del contesto dei sognatori per mezzo dei loro sogni, e si assiste sovente ad una trasformazione del pensiero attraverso il processo matriciale.

La creatività del pensiero analogico “divergente” è una delle caratteristiche più rilevanti, e le differenti applicazioni del modello oggi presenti seguono concettualmente la possibilità di reinventarne l’uso ogni volta. La possibilità di usare le libere associazioni e le amplificazioni delle altre persone al proprio sogno, inteso come un pensare attraverso immagini, permette lo sviluppo di un processo matriciale che può portare alla trasformazione delle immagini dei sogni, del processo narrativo ed in definitiva del modo stesso di pensare.

La matrice non è un gruppo e non è un gruppo terapeutico. E’ uno strumento che permette, in prima istanza, l’osservazione del funzionamento mentale di un collettivo di persone che esplora i sogni della notte nella modalità della associazione libera fluttuante. Le modalità nelle quali i sogni vengono raccontati ed interagiscono tra di loro riflettono non solo le caratteristiche della personalità dei sognatori, delle loro relazioni sociali e della loro comunità di appartenenza, ma anche ciò che viene inconsciamente percepito.

Mentre il Social Dreaming  rappresenta, per i ricercatori, la possibilità di studiare la funzione sociale dei sogni, il racconto dei sogni permette, a partecipanti ed osservatori, una migliore conoscenza del proprio contesto di vita.

La Social Dreaming Matrix è anche un modello operativo di lavoro sul pensiero dei partecipanti, che viene trasformato nell’interazione modellata sulle libere associazioni, col compito di originare modalità di consapevolezza frutto di una co-creazione collettiva. La matrice prospetta l’opportunità di osservare un sistema complesso nel quale si assiste al passaggio dal pensiero logico-razionale-lineare al pensiero analogico, più creativo e libero – quest’ultimo – di osare nell’impossibile e nel paradossale.

Le “esperienze” oniriche rappresentano il punto di unione tra l’individuo e la matrice. Entrambi sono influenzati dall’atmosfera emotiva percepita all’inizio dell’esperienza, atmosfera che verrà in-formata dal racconto dei sogni e trasformata dalle libere associazioni. Ricorsivamente, il divenire delle dinamiche nella matrice è riflesso nei sogni, in un processo circolare che viene presentificato nell’hic et nunc delle interazioni dei partecipanti e nel contenuto tematico delle loro narrazioni.

Usare i propri sogni per capire la realtà nella quale si vive fa parte del “senso della politica”: un’idea sul da farsi per trasformare la realtà in conformità con le proprie esigenze. Il Social Dreaming non è riflessione che sostituisce l’azione, non è un guardare indietro alla storia personale del sognatore interpretando ciò che è stato secondo teorie preconcette; è invece un restituire l’individuo alla storia della sua comunità in una prospettiva finalistica: verso il futuro. Ciò che si racconta nella matrice non segue un filo prettamente logico, né un tempo scientificamente riconosciuto: ciò che avviene fa parte del qui ed ora di colui che racconta il sogno, connesso al là ed allora delle proprie esperienze oniriche e di quelle degli altri sognatori. La ricontestualizzazione delle immagini portate nel tempo e nello spazio della comunità re-immette il sogno nel divenire della società, dell’organizzazione e dell’istituzione che sono continuamente formate, mantenute e trasformate dai soggetti che vi appartengono. Secondo le ricerche effettuate dai dott. Avena e Gasseau presso l’Università di Torino c’è interdipendenza tra la conoscenza di sé e la conoscenza dell’ambiente intorno a sé e l’incremento del dialogo con l’inconscio non toglie interesse per il contesto del sognatore, anzi fa il contrario.  

La Social Dreaming Matrix è una metodica che può essere usata nella consulenza aziendale; come metodo in grado di evidenziare la “costellazione” di immagini archetipiche dell’inconscio collettivo (Jung);  come metodo di lavoro con bambini, chiamato “childreamatrix”; come “matrice frattale”; come esperienza dello “infinito trascendente”.

 

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INDICE

Maurizio Gasseau, Marco Avena, Il fenomeno del Butterfly Effect nella matrice di Social Dreaming Modelli di conduzione negli interventi transculturali e nelle organizzazioni RIVISTA GRUPPI - Franco Angeli