attrattori caotici

La Teoria del Caos e la matrice di Social Dreaming

La Teoria del Caos, definita, da Kellert, “the qualitative study of unstable periodic behavior in deterministic non-linear dynamical systems” (Kellert, 1993, p. 1), mira alla conoscenza di cosa succede in un sistema e di come avviene. Questo atteggiamento accomuna il Social Dreaming alla Teoria del Caos, la quale ha come oggetto di ricerca i modelli di cambiamento nei sistemi dinamici non-lineari. Caratteristiche simili possono essere così descritte:

v nessuno dei membri del gruppo, compreso il terapeuta, ha il potere di controllarlo. Il controllo, invece, emerge quale funzione stessa del gruppo nel suo divenire;

v il sistema è visto come un tutto capace di adattarsi dinamicamente agli sviluppi dell’ambiente circostante, una capacità che consiste nel saper prevedere il cambiamento;

v il gruppo, visto anche come un campo di forze, procede sempre per via di scelte (biforcazioni), che possono portare verso lo sviluppo del sistema (che prevede la sua apertura ed il suo adattamento), oppure verso fissazioni ad equilibri che lo chiudono. Un esempio di fissazione nella matrice è rappresentato dal fare molti sogni di paura, che spesso finiscono per bloccare la stessa attività onirica. Il verificarsi di questa evenienza può essere il frutto di una scelta xenofoba nei pressi della biforcazione, che spinge il gruppo nella direzione degli attrattori non caotici, che permettono di eludere l’ansietà del nuovo e di minimizzare le differenze. Tale scelta va evitata dall’amministratore del sistema.

v L’organizzazione del sistema è una conseguenza non-lineare delle esperienze passate del gruppo nel suo insieme. Ciò significa che non c’è relazione evidente tra una perturbazione e la reazione del gruppo ad essa.

v Il sistema è aperto ed insaturo, in costante cambiamento ed interscambio di informazioni con l’ambiente esterno, come indicato da Prigogine (1984) per i sistemi dissipativi.

In consonanza con il Social Dreaming, ciò che avviene nel sistema-matrice è compreso a partire dalla struttura stessa del sistema, o meglio dal suo stadio di sviluppo in quel determinato momento. Ciò comporta un limite alla comprensione, superabile solo con lo sviluppo reso possibile dal cambiamento e dalla creatività.

Ogni sistema attraversa momenti di massimo disequilibrio chiamati caotici. In tali stadi il gruppo è molto sensibile ad ogni tipo di input, così che anche la causa minore può produrre gli effetti maggiori. Scrive Kauffman:

“In such poised systems, most mutations have small consequences because of the systems’ homeostatic nature. A few mutations, however, cause larger cascades of change” (Kauffman, p. 82, 1991).

 

 

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INDICE

Maurizio Gasseau, Marco Avena, Il fenomeno del Butterfly Effect nella matrice di Social Dreaming Modelli di conduzione negli interventi transculturali e nelle organizzazioni RIVISTA GRUPPI - Franco Angeli

Dott. Marco Avena

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