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Om associazione per la medicina e la psicologia transpersonale

Corso di specializzazione quadriennale riconosciuto dal MIUR con Decreto Ministeriale in data 30 maggio 2002. Titolo abilitante all'esercizio della psicoterapia ed equipollente alla specializzazione universitaria per i pubblici concorsi per medici e psicologi.

Dall'ordinamento didattico della Scuola:

Art. 4.1 Introduzione

Il termine “ Transpersonale” applicato alla psicologia, sembra essere stato utilizzato per la prima volta da

Roberto Assagioli, il creatore della Psicosintesi ed in seguito da Gustav Jung. Esso sta ad indicare quelle aree

della realtà psichica che si estendono oltre l’identificazione con la personalità individuale. La Psicologia

Transpersonale pertanto sta ad indicare quell’approccio psicologico che si occupa dello studio e della cultura

della spiritualità e delle esperienze spirituali in un contesto psicologico; si caratterizza come il contributo

degli ambienti scientifici allo studio e alla comprensione dell’esperienza interiore di ordine trascendente.

Esperienza che nel corso dei secoli ha ricevuto, dalle diverse tradizioni numerose denominazioni: estasi

mistica, esperienza cosmica, coscienza cosmica, esperienza oceanica, peak experience, nirvana, satori,

samadhi, regno dei cieli, ecc.

Nella sua ricerca la Psicologia Transpersonale integra l’esperienza della psicologia occidentale, soprattutto del

filone gestaltico, esistenziale, umanista, con le tradizioni mistiche orientali basate sulla meditazione come lo

yoga, lo zen, il Sufismo e con quelle sciamaniche basate sull’estasi ed il contatto diretto con le forze della

natura. Subisce inoltre una forte influenza dalle più recenti acquisizioni della fisica moderna e della biofisica

ed è in stretto rapporto con altre scienze quali: la sofrologia, la sociologia, l’antropologia e la parapsicologia.

Art. 4.2 La Storia

William James, pioniere della psicologia, fu il primo a studiare le esperienze mistiche considerandoli eventi

psicologici quanto religiosi.

In The Varieties of Religious Experiences , James considera le esperienze mistiche come un sano e naturale

impulso, fondamento di ogni religione.

Freud e le successive scuole di psicoanalisi stigmatizzarono queste esperienze definendole fantasie

regressive allo stato uterino; i Comportamentisti spostarono definitivamente l’attenzione della scienza dal

mondo degli stati di coscienza a quello del comportamento.

Ma collateralmente alle tendenze dominanti sopravvisse un pensiero, sostenuto da studiosi eterogenei per

formazione e provenienza che continuò a mantenere la trascendenza dell’io e l’esperienza spirituale al

centro della propria ricerca psicologica.

Primo fra tutti è da citare Carl Gustav Jung il quale postulò l’esistenza di un Inconscio Collettivo, inizialmente

da lui stesso definito “Uberpersonliche (Transpersonale). Tale inconscio sarebbe l’artefice della fondamentale

interconnessione di ogni psiche individuale e sarebbe popolato da Archetipi i quali costituiscono la base

stessa di ogni esperienza transpersonale.

Secondo Jung, noi facciamo indirettamente esperienza degli archetipi attraverso i sogni, i simboli, le favole, i

rituali, mentre le esperienze mistiche ci consentono l’accesso diretto al mondo archetipico. Egli arrivò ad

indicare nell’esperienza spirituale la via maestra per l’uscita dalle nevrosi.

Abraham Maslow fu il fondatore della Psicologia Umanistica e gettò le basi, forse più di chiunque altro, per la

nascita della Psicologia Transpersonale in quanto forza organizzata all’interno del panorama delle teorie

psicologiche. Egli stesso considerò la Psicologia Umanistica, che definì la Terza Forza della psicologia, dopo la

psicoanalisi e il comportamentismo come transitoria, come una preparazione per una “ ancora più alta

Quarta Psicologia, transpersonale, transumana” centrata nel cosmo più che sui bisogni ed interessi umani e

che andasse oltre concetti quali, umanità, identità, autorealizzazione personale, verso una trascendenza del

sè.

Roberto Assagioli ebbe il grande merito di trascendere per primo i limiti della psicoanalisi proponendo una

Psicosintesi che consentisse all’individuo di ampliare i suoi confini personali verso la realizzazione di un Sè

Transpersonale. Sembra inoltre che fù lui a coniare per primo il termine Psicologia Transpersonale.

Pierre Weil, è uno dei grandi vecchi della Psicologia Transpersonale tuttora viventi.

Egli, esplorando le dimensioni dell’esperienza interiore, come ci ricorda nel suo libro L’uomo senza frontiere,

ha individuato una serie di confini che limitano l’uomo nella sua visione del mondo, definendo così,

magistralmente, gli ambiti di intervento della Psicologia Transpersonale Essi sono: la coscienza, la memoria,

l’evoluzione e la morte.

La conoscenza e la trascendenza di tali confini è infatti la principale prerogativa del movimento

transpersonale che opera con metodi scientifici per lo sviluppo della seguente tesi:

1. La coscienza è un flusso incessante ed illimitato. I limiti esistono solo nella mente dell’uomo.

2. La memoria va oltre la filogenesi e può risalire lungo la giornata evolutiva del vivente fino alla fonte

stessa dell’energia vitale.

3. L’evoluzione umana non si ferma all’intelletto o alla fase della maturità sessuale ma procede verso qualità

più elevate quali: saggezza, amore, umiltà, compassione, consapevolezza, ecc.

4. La morte è solo un passaggio, un occasione per attingere nuove dimensioni dell’essere.

Stanislav Grof e Ken Wilber sono le figure attualmente più rappresentative del movimento transpersonale.

Stan Grof, come vedremo è stato uno dei primi ad elaborare un modello psicodinamico transpersonale, oltre

che una mappa dell’esperienza interiore e una metodologia psicoterapeutica ad approccio transpersonale.

Ken Wilber è da considerarsi senza dubbio il più prolifico teorico transpersonale vivente, egli ha, tra l’altro

elaborato un modello di sviluppo della coscienza che consente di integrare i vari modelli psicologici,

cognitivo, morale, psicodinamico e spirituale.

Altri autori che collateralmente hanno nutrito il grande fiume del transpersonale sono da considerarsi: Karen

Horney con il suo concetto di “Vero Sè”, Victor Frankl il quale basava il suo lavoro sulla ricerca del significato

e sulla nozione di “autotrascendenza”. Carl Rogers che includeva il concetto di “potere spirituale

trascendente” tra le caratteristiche di una persona pienamente funzionante e Fritz Perls che fu

profondamente influenzato dallo Zen nella elaborazione della sua Terapia della Gestalt.

La prima associazione di Psicologia Transpersonale fu fondata negli Stati Uniti nel 1969 ad opera di

personalità quali: Charlotte Buhler, Abraham Maslow, Allan Watts, Arthur Koestler, Viktor Frankl. Si pubblica

una rivista The Journal of Transpersonal Psychology fondata da Antony J. Sutich e alla quale collaborano

tutti i maggiori esponenti americani del movimento transpersonale quali: Ken Wilber, Stan Grof, Stanley

Krippner, Lawrence Le Shan, Michael Murphy, Charles T. Tart, Frances E. Vaughan, e altri.

In Italia, gli autori che più anno contribuito alla elaborazione teorica e alla diffusione del movimento

transpersonale sono Laura Boggio Gilot, Arturo De Luca e chi scrive. La Boggio Gilot nei suoi testi esplora la

Psicologia Transpersonale alla luce della Psicosintesi e della meditazione Vedanta. Arturo De Luca coglie la

dimensione transpersonale attraverso il Reberthing e la Respirazione Olotropica di Grof. Chi scrive, come

vedremo, ha elaborato la Biotransenergetica una disciplina Transpersonale influenzata dalle antiche

tradizioni sciamaniche.

Art. 4.3 Le linee essenziali

Il modello psicoterapeutico transpersonale si svolge lungo le seguenti linee essenziali:

Ciascuno di noi possiede una “natura intima”, essenziale, fondata biologicamente, naturale, innata.

Questa natura è in parte specifica della persona, in parte caratteristica dell’intera specie. Essa sembra essere

“intrinsecamente buona”. Contiene i bisogni fondamentali, le emozioni e le capacità umane fondamentali, le

potenzialità, i talenti, gli equilibri fisiologici e temperamentali, l’attrezzatura anatomica e così via.

Questo nucleo intimo fondato sulle potenzialità è però debole piuttosto che forte. L’educazione, le

aspettative culturali, i condizionamenti, il timore della disapprovazione, lo soffocano con facilità. I contenuti

di tale nucleo pertanto sono per lo più rimossi e, pertanto, inconsci.

Dalla loro repressione, frustrazione o negazione ne risulta la malattia. I disturbi della personalità vanno

pertanto considerati come il risultato di un blocco nel processo di autorealizzazione.

Il processo di autorealizzazione passa attraverso, quindi, il contatto con la propria natura intima,

l’accettazione del proprio sé, cioè dei propri bisogni e aspirazioni e la loro espressione, vale a dire la

realizzazione di queste capacità latenti o potenzialità verso quel “pieno compimento” della nostra essenza

naturale e, come vedremo, spirituale.

Lungo questa strada gli ostacoli vanno ricercati nei fattori di stabilizzazione o strutture conservative dell’ io

che, cronicizzati e consolidati da un eccessivo rigore nell’attenzione alle norme del sociale e da un

conseguente “timore della psiche” finiscono per bloccare la libera espressione del nostro sé e ad

imprigionare la spontaneità e la naturalezza in schemi di comportamento stereotipati.

Tali strutture conservative acquisite sono sostenute da istanze quali: il controllo, la volontà, l’autocritica,

l’analisi, la misura, il conformismo, la ponderatezza, la cautela che finiscono per sostituirsi a quella forza

dinamica e saggia, a quella voce interiore che tende a guidarci verso ciò che è “giusto” per noi stessi e per

chi ci circonda, verso qualità più genuinamente umane quali: la fiducia, l’amore, l’umiltà, la compassione, la

determinazione, la comprensione, la sincerità, la fluidità, la sensibilità.

Art. 4.4 Il Percorso Terapeutico

La Psicoterapia Transpersonale si muove nella direzione non, come è ovvio, della distruzione delle strutture

conservative, ma verso un ritrovato equilibrio tra spontaneità e controllo, a tutt’oggi sbilanciato sul versante

del controllo.

La straordinaria ampiezza delle tecniche impiegate non sta a significare un assenza di metodo o di identità.

La specificità dell’approccio psicoterapeutico transpersonale risulta chiaramente se prendiamo in

considerazione la distinzione che fa Vaughan tra Contenuto, Processo e Contesto transpersonale in

psicoterapia.

Art.4.5. Il Contenuto

Per Contenuti Transpersonali ci riferiamo alle diverse esperienze di ordine transpersonale quali:

Peak esperiences

Plateau experiences

Nadir experiences

Stati di trascendenza del sé

Stati di benessere ottimale

Esperienze mistiche

Esperienze estatiche

Crisi transpersonali dovute ad emergenze spirituali

Stati non-ordinari della coscienza

Stati meditativi

Esperienze di pre-morte

Stati di sensitività ed ipersensibilità (precognizione, chiaroveggenza, transidentificazione, ecc.)

Visioni archetipiche e mitologiche

Sogni lucidi

Stati di consapevolezza intensa, rivelazioni, insight

Aperture del cuore

Compito dello psicoterapeuta transpersonale sarà quello di favorirne la realizzazione, assistere nel

conseguente processo di trasformazione e aiutare nella comprensione del significato delle esperienze

vissute.

Il Processo

Per comprendere cosa significa processo transpersonale possiamo riferirci a quella che Grof descrive come

la struttura dinamica dell’esperienza interiore o a quello che Wilber descrive come lo spettro evolutivo della

personalità. identificata da Grof. Lo psicoterapeuta transpersonale accompagna il cliente mediante pratiche

transpersonali o derivate da discipline spirituali come meditazioni, channeling, canti, danze, esercizi

psicofisici e di respirazione, pratiche sciamaniche, rituali, visualizzazioni, ecc. lungo un processo che da

un’iniziale esplorazione del suo mondo interiore di sensazioni, emozioni, percezioni senza apparente

significato ( esperienze astratte secondo Grof, fase prepersonale secondo Wilber) conduce verso l’indagine

ed il graduale affrancamento dalla propria storia personale, (esperienze biografiche secondo Grof, fase

personale secondo Wilber), il passaggio attraverso esperienze di radicale trasformazione (esperienze di

morte-rinascita secondo Grof) e l’accesso alla dimensione transpersonale, luogo delle qualità spirituali e della

“vera natura” (esperienze transpersonali secondo Grof, fase transpersonale secondo Wilber).

Il Contesto

Il Contesto Transpersonale sta invece a significare il quadro all’interno del quale la visione transpersonale

legge gli eventi. Una depressione, ad esempio, mentre per la psicoanalisi potrà significare una fissazione alla

fase orale dello sviluppo della personalità, per lo psicoterapeuta transpersonale starà a significare una

separazione dalla dimensione sacra dell’esistenza.

L’ansia nei confronti della vita non verrà letta come un’ angoscia di castrazione rimossa ma bensì, ad

esempio, come l’emergenza di un archetipo che chiede di venire riconosciuto ed onorato.

E’ comprensibile a questo punto come a caratterizzare la psicoterapia transpersonale sia il riconoscimento

del contesto piuttosto che non la metodologia usata. E’ vero che la via maestra per l’accesso alla dimensione

transpersonale è uno stato di coscienza meditativo, ma è anche vero che si possono preparare le condizioni

per la realizzazione di uno spazio meditativo con gli strumenti più svariati come un’ interpretazione, una

modifica comportamentale, una ristrutturazione cognitiva e così via.

In definitiva, è possibile che vengano usati strumenti tipici del processo transpersonale come meditazione,

danze o visualizzazioni senza lavorare in un contesto transpersonale, così come è possibile realizzare un

intervento transpersonale usando metodiche, ad esempio, comportamentiste o

psicoanalitiche.

 

web site:

biotransenergetica.it

Transpersonal psychology

aipt

 

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