Tantra e Mandala...

 

"Il termine mandala indica una figura geometrica fondamentalmente organizzata intorno

al cerchio o al quadrato, cui viene attribuita la capacità di delimitare e nello stesso

tempo configurare uno spazio sacro e uno profano. In quanto sembra consentire la

messa in forma dei differenti piani del reale, delle loro reciproche relazioni e della

totalità degli stessi piani, il mandala costituisce un disegno che in molteplici pratiche

religiose è un sostegno nella meditazione, nella contemplazione e nell.ascesi.

Con scopi e forme diverse, il mandala è in uso sia presso gli induisti tantrici sia

presso i seguaci del Buddhismo Vajrayåna tibetano, che si caratterizza come un

complesso di tecniche e di dottrine salvifiche che costituiscono il terzo veicolo

liberatorio del Buddhismo, aperto agli influssi e ai motivi delle scuole tantriche

dell.Induismo.

Il tantrismo deriva la propria denominazione da Tantra (.trama di tessuto. e anche

.teoria., .norma., .sistema.; secondo un.etimologia tradizionale il termine deriva dalle

radici verbali tan tendere e trå salvare poiché i Tantra sviluppano ampiamente soggetti

salvifici). Il vocabolo significa genericamente .testo. e designa particolarmente taluni

testi liturgici e teoretici ritenuti di origine divina, frutto di rivelazione e pertanto

ortodossi, a carattere confessionale che, classificando i Veda, le Upanißad come

letteratura sacra delle ere passate, si autodefiniscono testi sacri dell.epoca

moderna, il Kali-yuga, l.età tenebrosa della decadenza e del caos.

Per il pensiero indiano l'universo è uno sviluppo dall'omogeneo all'eterogeneo e

di nuovo all'omogeneo.Vi sono, così, stati di evoluzione e di dissoluzione che si

alternano e la manifestazione ha luogo dopo un periodo di riposo.

Gli yuga costituiscono quattro periodi di tempo di durata decrescente e

proporzionale ai numeri 4,3,2,1, coerentemente con la progressiva diminuzione del

dharma, cioè la Norma eterna, l'ordine morale, la giustizia e la religione.

I termini con cui sono denominate queste ere sono presi dal lessico del gioco dei

dadi indiani e, rispettivamente, sono:

- il K®tayuga (era perfetta), di 4000 anni degli dei, durante il quale nel mondo

regnano il Dharma, la veridicità e il Tapas, e nessun bene è ottenuto

ingiustamente dai mortali, che vivono 400 anni, senza infermità e ottenendo

tutto ciò che desiderano;

- il Tretråyuga (era della tripletta), di 3000 anni divini, durante il quale la pratica

della virtù cessa di essere spontanea, mentre l'acquisizione del sapere diviene il

valore più alto per gli uomini, la cui vita è di tre secoli;

- lo Dvåparayuga (era del punteggio doppio), di 2000 anni divini, allorché il

sorgere delle passioni comincia ad incrinare pericolosamente l'osservanza dei

doveri e il sacrificio viene considerato il bene primario dai miseri mortali, ridotti

a vivere soli 200 anni;

- il Kaliyuga (era del punteggio singolo/perdente), di 1000 anni divini, la presente

età di spontanea peccaminosità, in cui i beni sono ottenuti tramite furti, frodi e

violenze, mentre l'elemosina resta l'unico atto virtuoso e l'umanità, afflitta dai

mali, arriva nel caso più felice ad appena un secolo di vita.

La rivelazione dei Tantra propone, dunque, un'esperienza integrale, affinché l'uomo,

decaduto dalla sua primordiale condizione di perfezione, emblematica della prima delle

quattro ere cosmiche, K®tayuga, recuperi la sua qualità divina, avvalendosi di energie

latenti che sono in lui e nella natura.

I Tantra sono redatti in forma dialogica, gli interlocutori sono il Dio e la sua

paredra o altre divinità, e i più antichi risalgono probabilmente ai primi secoli (II-IV

sec.) dell'era volgare, mentre gli ultimi discendono ininterrottamente fino al secolo XIX.

Il più famoso è il Mahånirvå±atantra (.Il Tantra della grande redenzione.),

verosimilmente non anteriore all.inizio del secolo XVIII.

Il loro numero è altissimo, e sono quasi tutti compilati da autori anonimi. Il loro

contenuto può essere ricondotto a quattro raggruppamenti tematici: jñåna o vidyå,

conoscenza, che comprende le parti di carattere dottrinale; yoga, disciplina esteriore ed

interiore, o upaya, strumenti per realizzare il controllo mentale e acquisire facoltà

sovrumane; kriyå, esecuzione, costruzione che fornisce istruzioni per l.edificazione e

consacrazione di templi, idoli e immagini sacre; caryå o siddhi, comportamento

corretto, contenente regole da seguire nell'esecuzione degli atti rituali e, in generale, nel

comportamento religioso e sociale.

Tutti hanno un significato essoterico, letterale, e uno esoterico, occulto,

praticamente incomprensibile senza l'ausilio di un maestro spirituale a causa del

linguaggio iniziatico, intenzionalmente ambiguo per la plurivalenza della terminologia

usata e carico di simboli.

La letteratura tantrica sfugge per ora ad un ordinamento cronologico preciso.

L'epoca di ogni singola opera è da stabilirsi sulla scorta di elementi interni ed esterni, ed

essendo ancora ignota la cronologia del periodo delle prime origini dell'Induismo, è

impossibile datare esattamente le dottrine tantriche quali ci risultano dai testi e seguirne

l'evoluzione storica.

Quello che comunemente si suole chiamare tantrismo risulta di innumerevoli

forme: una moltitudine di scuole e di correnti in perpetua osmosi o in reciproca

polemica, talune monistiche, altre dualistiche, con alcuni principi fondamentali in

comune.

In quanto dottrina e tecnica essenzialmente ritualistica esso si lega alle più diverse

tendenze. Due sono le sue maggiori tradizioni, quella buddhista e quella hindu.

Non si può precisare quando il tantrismo cominciò ad esistere come sistema né

dove questo avvenne. La conquista dell.India buddhista e induista da parte del

tantrismo, comunque, si compie fra l.VIII e il IX secolo e, nel volgere dei secoli, il

movimento accresce ulteriormente la sua popolarità e la sua importanza nella vita

religiosa indiana.

Fondamentalmente estraneo alla tradizione vedica, esso è strettamente legato alle

manifestazioni religiose dell'India preistorica e, tuttavia, non meno significativa, è la

presenza, in forma più o meno elaborata con idee nuove, di tutte le altre tradizioni

spirituali dell'India, dalle più antiche (Vedismo, Bramanesimo, Buddhismo) alla più

recente, cioè la mistica viß±uita. Dal Vedismo discende la segretezza della rivelazione e

dell'iniziazione; dal Brahmanesimo il ritualismo, la dottrina dell’equivalenza magicomistica

del corpo umano con l'universo, manifestazioni correlative del divino, e il forse

già non ignoto erotismo mistico; dalle Upanißad la religione intesa come spiritualità in

contrasto con il puro formalismo dei Bråhma±a; dallo Yoga Reale le meditazioni, le

contemplazioni e l'indagine psicologica, anzi psicoanalitica della personalità umana;

dallo Ha¥ha-Yoga la fisiologia mistica; dal Mantra-Yoga la mormorazione di sillabe e

formule sacre che, come talune iconografie, si ritengono simboli coadiuvanti

l'unificazione psichica, mentale e spirituale dell'iniziando; dal Saμkhya la bipolarità

dell'unità primigenia; dal Vedånta il non dualismo di questa; dalle correnti ascetiche il

desiderio, anzi che di conquistare la natura, di integrarvisi.

La dogmatica tantrica procede dalla convinzione che l'uno è il tutto, che essere

umano, natura e trascendenza non sono dissociati ma, esistendo un'armonia tra

individuo e universo, i fattori del macrocosmo corrispondono a quelli del microcosmo e

che pertanto a quest'ultimo è data la possibilità di disporre delle forze dell'altro.

La nostra coscienza irradiata dallo Spirito Eterno esiste e si muove in continuità

ininterrotta col mondo esterno; dal suo potere di comprensione l.uomo è unito con lo

spirito onnipervadente. Essere in perfetta armonia con la natura, col cosmo e perciò col

trascendente, è lo scopo della vita umana e dell'iniziazione tantrica. Ciò non si

raggiunge esclusivamente tramite una tensione intellettuale o una vibrazione

emozionale, ma soprattutto per via sperimentale. Incapace di un diretto accostamento

spirituale alla realtà ultima, l'uomo del kali-yuga può salvarsi (abolire il dolore

dell'esistenza e l'illusione, conquistare la libertà e la beatitudine) solo prendendo le

mosse della propria condizione esistenziale, che è in primo luogo una condizione

carnale: l'uomo non può identificarsi con Dio finché non abbia soddisfatto il gioco dei

suoi organi intellettivi e corporei.

Il tantrismo ricusa, pertanto di abbassare il mondo, manifestazione ininterrotta

dell'aspetto dinamico del Brahman, al rango di sede d'imperfezione e di dolore, ma lo

magnifica come il solo luogo nel quale si possa ottenere l'ispirazione divina e la

redenzione e accorda il primato alla fisiologia umana, raccomandando al miste la

necessità di praticare col proprio corpo i riti che, vincendone gli istinti inferiori,

moltiplicano la potenza dell'individuo, gli rendono possibile l'integrazione

nell'universo, lo transuziano, lo cosmizzano, elevandolo dal piano umano a quello

trascendente.

La trasformazione che opera il Tantrismo non è più la vigile presa di coscienza

del proprio essere nel mondo e dell'universale destino, ma vuole, invece, essere

un'acquisizione di potenza del praticante che adegua se stesso al livello del numinoso,

dell'efficacemente operante. La indicata reversione dell'apprendista dal piano umano a

quello super umano si opera, quindi, attraverso una vigorosa riaffermazione della

relazione corpo-psiche/universo (microcosmo/macrocosmo) operata grazie al ricorso a

precise tecniche di controllo psico-fisico strutturate in base alla cosiddetta fisiologia

sottile e a quella che è stata poi definita come psicologia del profondo.

Il Tantrismo parte dalla concreta situazione umana dell'esistenza vissuta, cercando

di mettere in luce i valori che già vi sono impliciti.I Tantra affermano vigorosamente

che la semplice esposizione teorica della dottrina non ha valore alcuno, quel che importa

è il metodo pratico della realizzazione, l'insieme dei mezzi e dei riti con l'aiuto dei quali

determinate verità possono venire riconosciute come tali. Per questo essi amano

definirsi come un sådhana-çåstra; sådhana, dalla radice sådh, vuol dire applicazione

del volere, sforzo, allenamento, attività rivolta al conseguimento di un dato risultato.

Strumenti di ausilio in questa pratica di disciplina interiore sono, oltre alle

tecniche yogiche, che delineano la struttura del corpo detto sottile, i mandala e gli

yantra definibili al meglio come psico-cosmogrammi."

Da una tesi sul mandala. Vedi www.nonterapia.ch

 

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