La Psicomagia di Jodorowsky

 

Alejandro Jodorowsky nasce figlio di una ortodossia che non può mai avere torto. Per andare oltre compie atti che trascendono la ragione, e con i quali elabora il teatro panico. Un figlio errante fuori della casa del padre, che rigetta religione e scienza, che vaga alla ricerca della artificiosità teatrale per trovare paradossalmente la semplicità dello spirito. Percorritore di mille strade che lo porteranno ad una sola Via, la Via del Tarocco,  per percorrerla fino in fondo, lavorando per "essere" nell’umiltà che porta a trovare se stessi. I Tarocchi permettono un percorso esperienziale che permette al figlio di rivendicare l’esistenza dello spirito, la presenza dell’amore come ciò che muove il mondo, la fede come porta del mistero.

Ecco come si esprime dal vivo:

 

 

Così si esprime nel suo libro:

<<quando gli Arcani del Tarocco si memorizzano, linea su linea, colore dopo colore, essi s’iscrivono come un tatuaggio nell’inconscio e passano a far parte di quelle immagini cariche di innumerevoli sensi che Jung ha chiamato “Archetipi”, i quali rappresentano le diverse sfaccettature della nostra misteriosa intimità.

Dopo un certo tempo, indipendentemente dall’io individuale, essi si manifestano come degli esseri, ci fanno vedere la realtà a modo loro, ci impongono la loro particolare maniera di sentire.

Gli adepti del voodoo conoscono bene questo processo: essi credono in divinità che li possiedono, grazie al ritmo dei tamburi e alle invocazioni, e usano i loro corpi come dei fantini che cavalcano un cavallo. Anche quando non si è provvisti di questa primitiva fede religiosa e non si considerano gli Arcani del Tarocco come degli dèi, partendo dalla convinzione che essi sono solo vera e propria voce autonoma.

Essendo manifestazioni che sorgono dall’inconscio, gli Arcani rifiutano i limiti del pensiero razionale e negano di manifestare i propri segreti in altra forma che non sia un linguaggio poetico.

Si tratta però di una poesia che esclude completamente l’ego dello scrittore. Gli Arcani, per parlare, esigono l’oblio di noi stessi. Nè le nostre idee, nè le nostre emozioni, nè i nostri desideri devono mescolarsi all’espressione di queste entità>> (p.97)

 

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