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s o g n i      e     f r a t t a l i

Il fenomeno del “Butterfly effect” ed il Campo Morfogenetico

Lo studio sistematico del caos può essere datato al 1979, anno nel quale Edward

Lorenz presenta una relazione sugli andamenti climatici che prospetta l’effetto

farfalla, ovvero quella particolare catena di eventi per la quale a partire da un battito

d’ali di farfalla in Brasile si possa formare una tromba d’aria in Texas. La teoria del

caos si concentra sulle interazioni fra le parti, considerandole non lineari ed aperte

all’ambiente, volte ad una complessità non prevedibile.

Lorenz scoprì l’esistenza di un “luogo”, denominato “attrattore caotico di

Lorenz”, verso cui si stabilizza o è attratto il sistema durante la sua evoluzione. In

tale luogo le perturbazioni microscopiche vengono enormemente amplificate,

finendo per interferire con il comportamento macroscopico del sistema. Da ciò

deriva che i sistemi non-lineari sono altamente sensibili alle condizioni iniziali, in un

costante intergioco di necessità e caso. Delle piccole variazioni negli eventi-causa

(parametri di ingresso) possono condurre a una grande variazione negli eventi-effetto

(parametri di uscita): ciò può portare ai così detti “fenomeni catastrofici”, perché

sopportano un percorso discontinuo e accidentato, fino a un punto critico di cambio

di comportamento.

In accordo col Butterfly Effect di Lorenz (1993) si può affermare che i primi

sogni narrati nel Social Dreaming determinino la configurazione iniziale delle

immagini e dei contenuti dell’inconscio. Non essendo possibile conoscere tutti i fatti

che compongono la configurazione iniziale, e non potendo darle un inizio ed una fine

discreti, si possono considerare – convenzionalmente – come elementi fondamentali

delle condizioni iniziali di una matrice, quelli presenti nel momento in cui il

conduttore, l’ospite della matrice, dà l’avvio all’esperienza attraverso l’enunciazione

di una frase convenzionale, nella quale viene data la consegna, che può essere:

“Siamo qui per raccontare i sogni ed associare liberamente su di essi”.

Questi parametri di ingresso in-formano la matrice della sua struttura, nel senso

che le associazioni e i sogni successivi procederanno per risonanza dalla condizione

iniziale. I primi sogni sono narrati all’interno del campo in cui quella determinata

matrice è attivata. La natura di tale campo risente sempre del contesto istituzionale di

riferimento, nonché della qualità transpersonale della matrice.

I sogni sono manifestazioni fenomeniche che, nella matrice, accadono non

casualmente, bensì in risposta alle condizioni iniziali, per sovrapposizione. Si può

dire che la condizione iniziale sia gravida di tutte le possibili concretizzazioni del suo

inerente potenziale. La matrice, in quanto sistema complesso, è “sensitiva alla

condizione iniziale”. Ciò significa che il suo sviluppo è criticamente influenzato

dalle circostanze nelle quali lo sviluppo è stato iniziato. In altre parole le condizioni

iniziali in-formano lo sviluppo del social dreaming.

Nel 1971 David Ruelle e Floris Tadens ipotizzano l’esistenza di “attrattori

strani”, punti verso cui tende il comportamento di un sistema in un singolo istante di

tempo. Tali attrattori presentano le caratteristiche dell’invarianza di scala dei frattali,

per cui la struttura è uguale a qualunque ingrandimento di scala e all’interno della

struttura se ne possono rintracciare altre indentiche.

Questo processo può essere esemplificato facendo riferimento al

comportamento dei “campi morfici”. Essi sono stati ipotizzati dai biologi negli anni

Venti del ventesimo secolo per spiegare l’organizzazione degli organismi viventi:

sono campi che contengono strutture che attraggono i sistemi facendoli evolvere

verso stati di complessità maggiore.

In accordo con la teoria dei campi morfogenetici, i primi sogni raccontati

sarebbero in grado di trasmettersi per “risonanza morfica” all’interno della matrice in

un processo di natura frattale. Tale risonanza viene raggiunta attraverso la narrazione

dei sogni e la libera associazione, le quali permettono una condivisione emotiva

transpersonale.

Attraverso la risonanza morfica i campi si trasmettono le informazioni, in modo

che ogni specie possiede una memoria collettiva.

I campi morfici delle attività mentali sono denominati campi

mentali. Attraverso i campi mentali, la mente estesa si allunga

nell’ambiente tramite attenzione e intenzione, e si collega con altri

membri dei gruppi sociali.” (Sheldrake, p.309, 2006).

La risonanza morfica nel Social Dreaming è un processo semplice ma

fondamentale nella trasmissione dell’informazione narrata nei sogni, sia del

contenuto che della struttura. L’attenzione al mondo onirico e l’intenzione di narrare

un sogno, attraverso tale risonanza, fa sì che i primi sogni raccontati fungano da

attrattori per la struttura di quelli che verranno, arricchendo sempre di più la matrice

della memoria ancestrale di cui sono portatori. La matrice diventa un “risognare” i

sogni degli altri a livelli via via più complessi pur mantenendo sempre l’invarianza di

scala tipica dei frattali, dipendendo la matrice dalla sua configurazione iniziale. Il

lavoro dell’ospite del Social Dreaming (il conduttore) è allora quello di “cucinare un

soufflé”IV tra i primi sogni e gli ultimi narrati. Questo permette di far “lievitare” la

matrice a partire dal racconto dei primi sogni, assecondando lo sviluppo del campo

ermeneutico transpersonale e transgenerazionale di cui sono espressione.

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Maurizio Gasseau, Marco Avena, Il fenomeno del Butterfly Effect nella matrice di Social Dreaming Modelli di conduzione negli interventi transculturali e nelle organizzazioni RIVISTA GRUPPI - Franco Angeli