L'alchimia può essere considerata un lavoro di trasformazione della materia in
grado di perfezionare la totalità del mondo naturale e dello spirito, capace di
ricongiungere quest’ultimo alla matrice universale, opus di riconciliazione
nell’unità dello spirito e della materia, teoretico ed al contempo sperimentale, in
cui l’alchimista “mette a morte” la realtà esistente per ottenere un nuovo inizio
foriero d’incorruttibilità ed immortalità, gettato nell’hic et nunc del mondo
contingente e non soltanto negli orizzonti escatologici di una promessa
oltremondana.
In Occidente ai tempi di Keplero, Newton e Descartes, circolavano una grande
quantità di testi alchemici (lo stesso Newton attinse a piene mani da questi
documenti
2). Con la Rivoluzione Industriale si produsse tuttavia l’eclissi diqueste ricerche: il modello meccanicistico soppiantò la cosmologia e la fisica
degli alchimisti.
I nuovi scienziati guardano ad essa con sufficienza, ne deridono l’ingenuo ed oscuro
simbolismo iniziatico, compatendone l’assenza di chiarezza metodologica. Tuttavia,
l’alchimia, non per questo, cessa di esistere: semplicemente se ne smarriscono le
tracce nei circoli dei filosofi della natura, ma continua a tramandarsi, ripiegata
su se stessa, all’interno delle società iniziatiche occidentali.
Jung tratta l'alchimia in alcune sue opere, in particolare in Psicologia e alchimia, Studi sull’alchimia e
Mysterium coniunctionis:
studi fondamentali per avvicinare la prospettivajunghiana all'alchimia, così come
Ricordi, sogni, riflessioni, Pratica della psicoterapia, e Rosariumphilosophorum
.Vedi anche:
Eliade
, Panoramica generale sull’alchimia, in Enciclopedia delle religioni,Pereira, Arcana Sapienza.
White, Alchimia indiana in Enciclopedia delle religioni.
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