Sogni, archetipi, sincronicità

“[…] In questi casi dobbiamo prendere in considerazione il fatto che in sogno ricorrono spesso elementi non individuali e non ricavabili dall’esperienza personale del sognante. Tali elementi, come ho indicato precedentemente, sono quelli che Freud chiamava “resti arcaici”, cioè forme mentali la cui presenza non può essere spiegata da alcun elemento della vita individuale del paziente e che si rivelano come dati primordiali, innati ed ereditati della mente umana” (Jung, 1928c, p. 51).       

Jung nella citazione parla di sogni che, grazie al linguaggio simbolico, trasformano la problematica personale del sognatore in anelito a trovare un senso universale alla propria esistenza, come superamento della morte. Il simbolo si propone al sognatore per aprirlo alla visione universale delle problematiche della vita, oltre l’identificazione particolaristica nel proprio ego, finito e mortale. Quello che cambia è la coscienza del sognatore rispetto al viversi identificato nella propria individualità egoica, preda di pulsioni ripetitive, o nel viversi in una dimensione più ampia che relativizza il problema soggettivo, altrimenti insolubile (G.P. Quaglino, S. Stella, 1994).

L’inconscio collettivo appartiene a tutti, è il patrimonio stesso dell’umanità e rinviene in ogni individuo. In questa realtà antica e primordiale si trovano tutte le esperienze fondamentali dell’uomo, anzi ciò che peculiarmente rappresenta l’umanità: sono le esperienze originarie della nascita, della felicità, della maternità, del pericolo, dell’incontro con le forze della natura, degli animali e dei grandi simboli sacri e religiosi. Gli avvenimenti umani fondamentali sono definiti “archetipi”  e sono nell’animo di ognuno, che ne può disporre quasi come patrimonio genetico. Essi sono quelle esperienze fondamentali che ogni uomo ha sperimentato: la luce del giorno e l’oscurità della notte, i ritmi della vita legati al divenire delle stagioni, i rapporti di potere e di sottomissione nella comunità, la nascita e la morte. Questi fondamenti dell’essere umano prendono la forma di ogni singolo individuo e l’uomo, pur possedendoli profondamente, può fare esperienza della loro esistenza solo nelle immagini del sogno. Jung afferma che i grandi sogni sono la testimonianza dei resti di materiale archetipico che sono depositati nell’inconscio collettivo. In sogno le immagini archetipiche si presentano in poche rare occasioni della vita, soprattutto in momenti di enorme cambiamento e di grande tensione psichica. Gli avvenimenti interni che ogni uomo in ogni tempo ha dovuto affrontare sono rappresentati in sogno da alcuni simboli originali, che per tutti gli uomini hanno sempre avuto lo stesso significato. Jung dice che i sogni “costellano un archetipo”: una funzione psichica che dà forma e sviluppo a un particolare aspetto della personalità e, per certi versi, corrisponde, a livello psichico, alla funzione che i geni hanno a livello somatico. Gli archetipi forniscono la possibilità di identificarsi e di assimilare concetti della realtà già presenti nel bagaglio ereditario della conoscenza umana. In questo senso i sogni archetipici hanno un significato individuale di “traccia evolutiva” della personalità e sono simboli del processo di individuazione. D’altra parte, proprio perché attingono anche da un bagaglio ereditario, hanno un significato transpersonale, collettivo. Gli archetipi vengono avvertiti, a livello personale, come bisogni. L’individuo sente l’esigenza di esprimerli/si in modo storicamente variabile, secondo le diverse situazioni etniche, nazionali o familiari. In tal modo, l’inconscio collettivo, attraverso gli archetipi, può condizionare e dirigere la condotta dell’individuo nei suoi rapporti col mondo, inducendolo a ripetere esperienze collettive e, quindi, ostacolandolo nel suo ulteriore sviluppo, oppure guidandolo nei suoi progetti.

Esempio di un sogno sincronico >>>VAI

La sincronicità

Strettamente legata al concetto di inconscio collettivo è l’impostazione finalistica junghiana, secondo la quale ci si domanda quale sia l’intento dei sogni, sottolineandone il valore anticipatorio.

<<Quante volte ci è capitato di pensare ad un amico che non si vedeva da tempo e poco
dopo, per caso, incontrarlo per strada? Quante volte abbiamo vissuto serie di eventi che
accadevano proprio come dovevano accadere in una strana ed eccezionale coincidenza?
E sempre ci si pone la domanda: ma esiste il caso? O forse esiste un principio scientifico
ancora sconosciuto a far accadere gli eventi con tale sottile armonia?
Questo principio prende il nome di sincronicità e la sua componente fisico-matematica è la
coerenza e la non-località (vedi principi olistici della nuova scienza).>> N.F.Montecucco

Jung, dubitando della validità assoluta del “principio causale”, ha proposto il termine sincronicità per esprimere un tipo diverso di nessi acausali. Il concetto di sincronicità è particolarmente fecondo per esprimere alcune caratteristiche peculiari della matrice di sogno sociale.

“La causalità è solo un principio, e la psicologia non può venire esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito (=la psiche) vive ugualmente di fini” (Jung, C. G., 1976, p. 476).

I sogni reciproci che avvengono nella matrice non sarebbero, secondo questo approccio, frutto del caso, bensì eventi “acausali” che, pur non essendo determinati da una causa, ma solo da una coincidenza temporale, possono essere spiegati in termini di contemporaneità:

“Io impiego […] il concetto generale di sincronicità nell’accezione speciale di coincidenza temporale di due o più eventi non legati da un rapporto causale, che hanno uno stesso o un analogo contenuto significativo” (Jung, C. G., 1976, p. 471).

Con sincronicità Jung non intende solo una coincidenza temporale tra due o più eventi non relati da un rapporto causale, ma anche l’analogia di senso e significato esistente fra gli eventi stessi. Di tali analogie Jung dà una spiegazione che chiama in causa il concetto di archetipo come struttura dell’inconscio collettivo che tende a divenire forma:

“Un apriori inconscio preme verso il divenire della forma, e noi ignoriamo che la coscienza di un altro è messa in moto dagli stessi motivi, pur avendo la sensazione di essere in preda a una illimitata casualità soggettiva. Su tutto questo processo sembra aleggiare un oscuro «saper-di-già» non solo della configurazione, ma anche del suo senso” (Jung, C. G., 1976, p. 221).

I “motivi” di cui parla Jung rappresentano la possibilità di connettere il singolo essere umano con l’inconscio collettivo e con l’ambiente nel quale è inserito. Gli archetipi costellano, nell’ambiente di vita, quelle situazioni sociali e quelle relazioni personali che assumono più importanza per l’individuo, determinando l’unione tra l’evento psichico e la situazione sociale corrispondente.

I sogni agiscono come se dovessero integrare aspetti incompleti nelle situazioni diurne (C.G. Jung, 1961). Vi sono sogni che compensano la situazione cosciente, e altri che le sono complementari aggiungendo una prospettiva in conflitto con essa. Altri ancora che sono irrelati alla posizione cosciente al punto da anticiparne gli sviluppi con simboli ed allegorie: tali sogni vengono definiti prospettici. Altri, infine, avvengono in parallelo alla situazione cosciente, sostenendola.

 

...Il fenomeno del campo morfico

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