Social Dreaming -- biotransenergetica -- Rilassamento-Rebirthing
Alcuni esperimenti scientifici dimostrano
che se prendiamo un soggetto e colleghiamo il suo cervello ad una macchina
tomografica (PET) e gli chiediamo di guardare un determinato oggetto osserveremo
che certe zone del cervello si illuminano. Viceversa se si chiede al soggetto di
chiudere gli occhi e di immaginare lo stesso oggetto, non appena focalizzato,
osserveremo le stesse zone illuminarsi nuovamente come se lo stesse guardando
realmente. Gli scienziati si domandano: chi vede concretamente? Il cervello o
gli occhi? E cos’è la realtà? È reale ciò che stiamo vedendo con il nostro
cervello o è reale ciò che stiamo vedendo con i nostri occhi? La verità è
che il cervello non riconosce la differenza tra quello che vede
nell’ambiente e quello che ricorda perchè in entrambi i casi si attivano le
stesse reti neuronali. Gli occhi sono come lenti. Però l’organo che
realmente sta vedendo è la parte posteriore del cervello, la corteccia visuale.
Viviamo in un mondo in cui ciò che vediamo è soltanto la punta di un iceberg.
Se il cervello sta processando 400 miliardi di informazioni e siamo consapevoli
solo di 2 mila di esse significa che la realtà accade nel cervello e le
decisioni razionali sono frutto di una enorme massa di informazioni inconsce.
<<Abbiamo accesso conscio solo a circa un milionesimo delle informazioni di cui abbiamo bisogno per sopravvivere come organismi (Gray 2002). Il resto delle informazioni vive nell’inconscio. Il social dreaming è una metodologia che crea connessioni tra queste modalità di funzionamento della mente e facilita la trasformazione di immagini inconscie in pensiero.>> Franca Fubini dal sito: socialdreaming.it
Esiste una differenza tra il modo in cui spieghiamo la realtà e il modo in cui realmente è? Avete mai pensato di cosa sono fatti i pensieri? Ogni era, ogni generazione ha incorporate delle supposizioni occulte, cose che diamo per scontate, ma che possono essere certe oppure no. Rimane il fatto che siamo prigionieri di tali precetti senza nemmeno saperlo. Questo è un paradigma.
La nuova visione delle scienze del caos e della complessità suggerisce la sconcertante possibilità che il dolore psicologico possa emergere dall’incapsulamento del Sé in un sistema chiuso. In questo senso la patologia procederebbe di pari passo con la resistenza verso le novità emergenti dalle esperienze di vita, una resistenza tesa a mantenere il vecchio sistema di conoscenza, proteggendo l’equilibrio precedentemente raggiunto, che è tuttavia diventato disadattivo nei confronti dei nuovi cambiamenti.
“[…] la maggior parte degli accademici accettano percezioni anguste della realtà che sono
inadeguate a far fronte ai problemi principali del nostro tempo.”
“La nostra scienza e la nostra tecnologia si fondano sulla convinzione seicentesca che una
comprensione della natura implichi il dominio della natura da parte dell’uomo. […]
quest’atteggiamento ha prodotto una tecnologia che è insana e disumana”.
“L’uomo sta rivoluzionando, questa volta su scala senza precedenti, il suo ambiente
naturale. Come Serge Moscovici ha detto, egli crea una <<nuova natura>>. Ciò non può
essere evitato. […] Oggi più che mai il futuro dipende da noi: gli uomini, popolando il
mondo con nuove generazioni di macchine e di tecniche hanno bisogno […] di una
scienza che non sia né docile strumento sottomesso a priorità ad essa estranee, né corpo
estraneo che si svilupperebbe nel grembo di una società-substrato e che non avrebbe da
render conto a nessuno. […] Tuttavia crediamo ugualmente che sia significativo che le
nostre teorie scientifiche siano oggi capaci di liberarsi dai limiti e dai presupposti che
sembravano dover perpetuare le scelte di una cultura tramontata […]. La nostra scienza
non può più permettersi di essere angustamente occidentale, e questo è tanto più vero in
quanto le reazioni irrazionaliste che si fondano sul <<rifiuto>> della scienza sono oggi più
che mai pericolose. […] A lungo, il carattere assoluto degli enunciati scientifici è stato
considerato simbolo di razionalità universale. Al contrario, noi pensiamo che la nostra
scienza si aprirà all’universale […] nel momento in cui essa sarà capace di un dialogo con la
natura di cui finalmente si apprezzino le molteplici malie, e con gli uomini di tutte le
culture, di cui finalmente si rispettino i problemi.” (Fritjof Capra)
La caratteristica più importante di
questo periodo è l’evoluzione della
coscienza,adesso stiamo cominciando
a muoverci verso l’autocoscienza.
Sir George Trevelyan
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